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IN POCHI MESI DUE DECESSI AL CAU BUDRIO: SNAMI A REGIONE - CORREGGA SUBITO IL TIRO

 

UN ALTRO MORTO AL CAU di BUDRIO

REGIONE CORREGGA IL TIRO – TOGLIERE SUBITO LA PAROLA “URGENZA” DAL NOME . TROPPA CONFUSIONE CON ACCESSO DIRETTO DEI PAZIENTI , SERVE UN FILTRO A MONTE DA PARTE DI UN MEDICO CHE POSSA INDIRIZZARE IL PAZIENTE ALLA STRUTTURA GIUSTA IN BASE AI SINTOMI – LO DICIAMO DAL PRINCIPIO.
I PERCORSI DELL’EMERGENZA URGENZA VERA NON POSSONO E NON DEVONO ESSERE CONFUSI CON STRUTTURE CHE TOLTI NASTRI E FIOCCHI, DI FATTO SONO AMBULATORI DI GUARDIA MEDICA  POTENZIATI

 

A seguito di un altro tragico evento,  a distanza di pochissimi mesi dal precedente, per un accesso ad un CAU per un problema di salute evidentemente non da CAU, il Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani desidera rivolgere un appello all’ Assessore Raffalele Donini affinchè corregga il tiro sull’impianto CAU che ogni giorno di più dimostra le proprie criticità.

Il Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani rimarca la propria posizione sulla totale contrarietà a trasformare dei Pronto Soccorso Ospedalieri e dei Punti di Primo Intervento in CAU, e rimarca la decisa presa di distanza rispetto la modalità comunicativa utilizzata dalla Regione per i cosiddetti CAU. I pazienti da soli non possono sapere quale sia l’ “urgenza non grave” e non basta l’elenco della spesa attaccato alla porta del CAU per vedere la lista sintomi controllando : “ce l’ho, ce l’ho mi manca”.

I CAU, che non hanno alcuna somiglianza con struttura della vera emergenza urgenza e il loro nome crea confusione, dubbi e talvolta financo false aspettative nella popolazione, soprattutto in un contesto di assenza di filtro telefonico e contatto medico preventivo che consenta di  capire se sia possibile andare al CAU o piuttosto al PS con o senza attivazione  del 118 o per contro, attendere il proprio medico di famiglia.

Oggi troppi pazienti si presentano ai colleghi del CAU dicendo: “ se fossi andato in pronto soccorso avrei dovuto aspettare troppo” – e quindi troppi cittadini, come hanno dimostrato i numeri recentemente pubblicati, hanno ritenuto il CAU un surrogato del PS, che continua ad avere attese estenuanti e carenze di posti letto e personale, esponendosi in molti casi a rischi e a rimbalzi in pronto soccorso magari con ulteriore impegno di mezzi del 118, per nulla potenziati ma anzi, in diversi casi “tagliati” come nel caso delle automediche di diverse province della Regione. Altri cittadini invece non hanno compreso per cosa possono e per cosa non possono accedere al CAU, ma e’ normale, non possiamo dare la colpa ai pazienti, la resposabilità di avere percorsi chiari e un indirizzamento e’ del sistema sanitario, il cittadino non ha necessariamente una laurea in medicina o infermieristica.

L’ accesso inappropriato a strutture come i CAU per patologie tempo dipendenti come l’infarto non è mai a conseguenze 0. Il ritardo nella diagnosi e trattamento delle patologie tempo dipendenti generato dall’accesso autonomo improprio può mettere a rischio la vita, e anche qualora non dovessero esserci esiti infausti o drammatici, si può contribuire ad aumentare la compromissione e le conseguenze cliniche permanenti per il paziente, come per esempio nel caso dell’infarto miocardico, ove il ritardo se non uccide il paziente peggiora comunque la funzione del cuore anche dopo un trattamento, come dicono gli anglosassoni “time is muscle”, il tempo e’ muscolo cardiaco che si perde.

Per anni questa regione si è fatta promotrice e pioniera nella creazione delle migliori reti di patologia tempo dipendente ma oggi con questo riordino dell’emergenza urgenza noi riteniamo si siano fatti passi indietro.

E se è vero che gli eventi avversi possono avvenire ovunque, anche laddove ci siano pronto soccorso aperti, l’obiettivo del sistema dovrebbe essere quello di attuare ogni strategia possibile per ridurre il rischio riducibile al minimo possibile, al netto del fatto che comunque le strutture della vera emergenza urgenza hanno capacità di risposta clinica estremamente piu’ ampia e sofisticata, ma sono state lasciate a loro stesse da questa riforma regionale.

Oggi invece la regione ha scelto di convertire diversi PS in CAU, ha garantito condizioni retributive nei CAU che disincentivano il lavoro nella vera emergenza-urgenza e oltre a tagliare automediche 118 in vari punti della regione, non ha minimamente migliorato le condizioni di lavoro e contrattuali dei medici dipendenti e convenzionati operanti nei PS e nel 118.

Ribadiamo chiaro e forte, che se solo la metà delle risorse messe nei CAU avessero migliorato le condizioni contrattuali dei medici dell’emergenza urgenza in fuga dai PS e dal 118, invece di perseguire questa visione ideologica secondo la quale il problema dei PS erano i codici minori, e non il cronico sottodimensionamento dell’organico e degli spazi e dei letti, allora oggi il panorama sarebbe ben diverso e migliore.

 

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