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Comunicato Stampa: Aperta la Stagione di Caccia al MMG Convenzionato


Con la terza domenica di settembre è iniziata la stagione venatoria in Italia, tra le specie a rischio di estinzione




il Medico di Medicina Generale Convenzionato. Sembra infatti, a giudizio delle not


izie comparse negli ultimi giorni sulla stampa, che il rimedio per i malfunzionamenti della Assistenza Primaria sia il passaggio alla dipendenza dei Medici di Medicina Generale.


I diretti interessati, però, dicono che per risolvere il problema, non basta un make up contrattuale, ma un cambio profondo che chiediamo da molti anni inascoltati, un cambio sulla formazione, un cambio sull’


organizzazione della convenzione, un cambio di inutili limiti e vincoli oggi piu’ d’intralcio che di aiuto. Ovviamente il discorso puzza.... perché i Medici dicono di no a questa fantastica idea della dipendenza ?!


E’ veramente solo un interesse personale dietro la difesa dello status quo come alcuni vorrebbero far credere ?


Indubbiamente i medici di famiglia vorrebbero mantenere il loro stato di Liberi Professionisti, essendo questo lo strumento di rapporto di fiducia, autonomo, libero da condizionamenti. I compiti e gli obblighi convenzionali oggi sono mal descritti, poco efficaci, e in tanti aspetti siamo i primi a dire che le regole vanno aggiornate sostanzialmente.


Quali i vantaggi: mantenere la libertà di organizzare come meglio preferiscono il proprio lavoro (nei limiti imposti dalla convenzione) e mantenere con il cittadino il rapporto fiduciario (il cittadino può scegliere il proprio “medico di fiducia” e può cambiarlo quando vuole se il medico non soddisfa le sue esigenze), ma anche venire in contro a determinati bisogni delle aziende sanitarie.


Andare verso la dipendenza


significherebbe perdere molto del rapporto di fiducia, oggi basato sulla relazione umana, e passare da questo al rapporto con la struttura e per quanto si dica il contrario, si rischia che in pochi anni il cittadino possa nella sostanza perdere la possibilità di scegliere realmente il proprio medico. Come succede per le prestazioni specialistiche, si prenota l’appuntamento e si viene visitati dal medico in servizio in quel momento.


La spinta da parte delle istituzioni è forte e la campagna di stampa che grida contro la “lobby” dei medici è in pieno svolgimento. Questo senza che nessuno si chieda: come mai vogliono tutti dipendenti quando assistiamo ogni giorno negli ultimi anni, alla piu’ massiccia fuga dei dipedenti medici SSN di sem


pre ?!


Ci sarebbe almeno un risparmio? Sicuramente no. Molti degli oneri oggi poco attenzionati, ma in carico al singolo, diverrebbero immediatamente palesi, e con questi sarebbe automatica la “chiusura” dei medici nelle case della comunità, luoghi che non possono sostituire la capillarita’ dell’assistenza.


Lo Stato avrebbe al contrario da tempo dovuto fornire al medico gli strumenti per lavorare: lo studio (o gli studi) e le spese per apparecchi diagnostici e indagini erogate direttamente negli studi, fissare criteri minimi di prestazioni da erogare e provvedere a sostenere la medicina d’iniziativa mediante stretti parametri convenzionali. La dipendenza sicuro ad alcuni alletta molto, trattamento di fine rapporto, ferie pagate e sostituto non a carico del medico, tutela semplice della malattia, della gravidanza, degli infortuni, per la tredicesima, fornitura diretta del personale infermieristico ed amministrativo, per lo smaltimento dei rifiuti ...e la lista è ancora lunga. Ma allora perché, per queste resistenze al bengodi?


Non vogliamo il sistema di cure primarie si trasformi in un sistema a ore, dove si timbra il cartellino e si va come in un ufficio qualunqu


e a fare le proprie ore, i medici sanno che la convenzione ha dei problemi e va migliorata, ma non bisogna buttare via il bambino con l’acqua sporca. L’attività ambulatoriale è solo la punta di un iceberg, il vero lavoro, logorante, del medico di medicina generale è il lavoro burocratico imposto dalle regioni e dalle aziende sanitarie: ricette, impegnative, certificati, riepiloghi, comunicazioni, segnalazioni, e mille cavilli da interpretare e norme da applicare.


La medicina territoriale deve sicuramente essere migliorata, sono stante le disomogeneità, sono tanti i malfunzionamenti. Ma la dipendenza, che non è un tabù, non è certo la panacea di questa organizzazione


malata


SNAMI Emilia-Romagna

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