CAU, la retromarcia (tardiva) conferma ciò che SNAMI sostiene da sempre: modello fallito e cittadini più confusi
- 1 giorno fa
- Tempo di lettura: 3 min
COMUNICATO STAMPA – SNAMI Emilia-Romagna

Bologna, 28 febbraio 2026 – SNAMI Emilia-Romagna prende atto di quanto riportato oggi dalla stampa in merito alla chiusura entro maggio dei CAU di Sant’Orsola e Maggiore e al loro “riassorbimento” nelle aggregazioni di medici di medicina generale/AFT. È una svolta che arriva con anni di ritardo, ma che – nei fatti – rende piena giustizia alla posizione che SNAMI ha mantenuto con coerenza sin dall’inizio: i CAU erano un fallimento annunciato, un modello nato male e destinato a peggiorare chiarezza dei percorsi, appropriatezza dell’accesso e continuità delle cure.
SNAMI lo ha detto quando il “progetto” veniva venduto come panacea a qualunque male del sistema sanitario. Lo ha ripetuto quando si pretendeva di raccontare che bastasse un’etichetta organizzativa per risolvere problemi strutturali di personale, accesso e governance clinica. E lo ha dimostrato con i fatti: SNAMI non ha sottoscritto quel percorso, mentre altri – lo hanno sostenuto sindacalmente, contribuendo a legittimare una stagione di sperimentazioni che oggi si chiude senza aver migliorato il sistema, avendo speso molti milioni ed esitato con il ribaltamento del latte versato, sui nuovi medici di famiglia a Ruolo Unico.
Dalla “guardia medica inutile” alla guardia medica raddoppiata (sulle spalle dei medici di famiglia)
Per anni, in Emilia-Romagna, si è ripetuta la narrazione secondo cui la guardia medica “non serviva”, “non era efficiente”, “non era più attuale”. Oggi, invece, la Regione nell’ AIR ci racconta che la guardia medica va non solo mantenuta, ma addirittura rafforzata e raddoppiata, scaricandone l’onere diurno e notturno, feriale e festivo, sul “nuovo” medico di famiglia, a ruolo unico, tra proprio studio e ore dentro strutture aziendali che diventano di fatto “centri di turnazione”.
Ruolo unico: la desertificazione della medicina generale e il “l’orarista” delle Case della Comunità
SNAMI Emilia-Romagna denuncia da tempo che l’appoggio al “ruolo unico” – sostenuto e normalizzato da altri sindacati – sta desertificando la medicina generale:
il medico di famiglia viene progressivamente trasformato in un turnista delle Case della Comunità;
l’attività ambulatoriale per i propri assistiti viene compressa e resa intermittente;
il rapporto fiduciario, che è la vera infrastruttura e valore aggiunto della medicina generale, viene eroso “un passo alla volta”.
Si prevede con questo modello un carico di lavoro insostenibile: il nuovo modello chiede al medico di famiglia di dividersi fra l’ambulatorio per i propri assistiti (continuità, cronicità, presa in carico) e le ore da svolgere “al servizio” delle strutture aziendali. È un modello che non aumenta l’offerta: la frammenta. E soprattutto la sposta dalla relazione di cura alla logica dello sportello.
La domanda che nessuno vuole affrontare: e i pazienti?
La questione è semplice e concreta, e riguarda la vita quotidiana delle persone.
Se un medico di famiglia fa turni notturni e poi, legittimamente, deve rispettare il riposo compensativo, chi lo sostituisce nel suo ambulatorio?Cosa diremo ai pazienti che non troveranno il proprio medico perché lo studio resterà chiuso dopo la notte?
Diremo forse: “vada da un altro medico, purché sia dell’AFT”?Un medico che non conosce la storia clinica, il contesto familiare, le fragilità, i segnali deboli che fanno la differenza tra cura e burocrazia?
E ancora: chi seguirà i pazienti “in carico” a quei medici?È evidente che quei carichi si ribalteranno sugli altri professionisti della stessa AFT, generando un caos organizzativo senza precedenti, con responsabilità cliniche diluite, percorsi confusi e un aumento del rischio di inappropriatezza e contenzioso.
“Il cittadino avrà il proprio medico… e un riferimento 24/7”: uno slogan non sostituisce la realtà
Si continua a rassicurare che “il cittadino avrà il proprio medico di fiducia” insieme a un riferimento continuativo. Ma nella realtà, se il medico viene progressivamente spostato sulla turnazione strutturale, il cittadino non perde tutto in un giorno: lo perde a rate, fino ad accorgersi che il “proprio medico” è diventato un nome su un elenco e non più una presenza concreta, disponibile e responsabile.
Per SNAMI la risposta è solo una: restituire al cittadino il medico di fiducia, e al medico la possibilità di fare il medico, separando le attività per renderle unibili solo laddove realmente sostenibili.
Serve un cambio di rotta:
centralità del rapporto fiduciario;
organizzazioni territoriali che supportino i medici (personale, strumenti, percorsi), non che li usino come manovalanza per coprire buchi di sistema;
modelli che rispettino sostenibilità, riposi, qualità clinica e responsabilità professionale;
chiarezza dei percorsi e trasparenza verso i cittadini, senza spostare i problemi da una sigla (CAU) a un’altra.
I cittadini vogliono poter trovare IL LORO MEDICO, sempre lo stesso: una figura di fiducia con cui costruire un rapporto, un medico che sia messo in grado di fare il proprio lavoro per tempi, strumenti e modi e non un medico “di turno” in un sistema a sportello, indistinguibile e confuso, dove trenta medici in una AFT “fanno di tutto” e nessuno può davvero garantire quella continuità centrata sulla persona che la medicina generale dovrebbe assicurare.
SNAMI Emilia-Romagna




Commenti